Nomadi nel deserto – racconti: Marrakech 

Il comandante annuncia l’atterraggio imminente all’areoporto di Marrakech. L’aria é calda, la gente é sorridente e porta ai piedi sandali di cuoio marrone. Tra le donne e ragazze che qui portano il velo hanno occhi e sguardi fuggevoli. Hanno trasformato un obbligo con il genio femminile ed il velo diventa accessorio, moda colorata e multiforme. Pago il ticket dell’autobus. Mi volgo verso l’aeroporto. Mi stupisce la sua modernità e l’architettura. L’autobus attraversa la città e mi lascia nella piazza centrale, Jemaa El Fnaa. Raggiungo a piedi l’ostello dove pernotterò per due notti. Mi perdo in una folla di profumi nuovi e strade complicate e respiro l’oriente per la prima volta nella mia vita.
“What do you eat?” Mi chiede un cameriere gentile e sorridente. “Tajin…merci”. Sollevo il tipico “cappello” di terracotta e le spezie sbuffano nell’aria un piacevole turbine di aromi nuovi ed invitanti. Mangio con la mano destra, a piccoli bocconi. Dall’alto della terrazza mi godo la vista di una delle piazze più esotiche del mondo.

Mauro – Viaggi Marocco.

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