Sembriamo proprio dei nomadi saharawi le nostre teste avvolte dai turbanti. La carovana dei dromedari intanto procede al nostro fianco. Le ceste con i viveri, gli zaini e le tende procede in fila indiana, diligente. Mi guardo intorno ed é pace assoluta. Ogni tanto il vento rompe il silenzio. Lontano alte dune dalle creste così uguali eppur sempre diverse nascono da millenni, come figli nel deserto, di nascosto.

“Facciamo pausa?” – Dice Saïd.É il momento per rilassarsi un po’. Il sole di gennaio alto all’orizzonte é incredibilmente gentile. Ci mettiamo comunque all’ombra di un gran tamarindo. Accendiamo un piccolo fuoco per fare un té e come pranzo al sacco del pane con pomodori, insalata e sardine accendono le nostre papille gustative. C’é anche il dolce. Qualche dattero nomade, di quelli più leggeri e meno zuccherati, un mandarino ed un sorso di té. Ne approfitto per sdraiarmi sulla sabbia e sento il dolce calore attraversarmi il corpo.

Mauro – Viaggi Marocco.